Smart Agrifood: la rivoluzione dell’agroalimentare tra startup e sostenibilità

Smart Agrifood: la rivoluzione dell’agroalimentare tra startup e sostenibilità

Smart Agrifood: lo sviluppo del settore primario tra sostenibilità ambientale, nuove tecnologie e startup innovative

Lo Smart Agrifood come chiave per lo sviluppo del settore primario: è questo ciò che è emerso dall’Agrinnovation Summit delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona conclusosi lo scorso 27 ottobre. Il salone, dedicato alle nuove tecnologie per l’agricoltura e l’allevamento, ha contribuito a riportare l’attenzione sull’importante tema dell’innovazione tecnologica del primo settore, comparto economico che nel 2017 ha contribuito a generare il 2,1% del PIL italiano.

smart agrifood Fonte dati grafico: 2017 est. – CIA, The World Factbook

Smart Agrifood: dai Big Data alla Blockchain, le startup del settore

Lo sviluppo del settore agroalimentare, così come accade in quello dei servizi o dell’Industria, è supportato dalle startup innovative che, nel solo 2017, hanno proposto oltre 300 applicazioni di Smart Agrifood. I temi d’interesse sono innumerevoli, dallo smart packaging alla logistica controllata sino al monitoraggio di macchine e attrezzature agricole.

Le innovazioni proposte dalle startup dello Smart Agrifood utilizzano quindi tecnologie quali la Blockchain, i Big Data ma anche l’IoT (Internet delle Cose). La fetta più consistente (50%) di imprese innovative del settore, inoltre, opera nell’ambito dell’e-commerce. In pieno accordo con quanto succede nel resto del mondo, infine, anche in Italia uno degli ambiti più gettonati è quello della tracciabilità (6%). Questi sono solo alcuni dei dati presentati in anteprima a Cremona dall’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, che – tra le altre cose – ha evidenziato, sul solo suolo italiano, la presenza di ben 9808 startup impegnate nello sviluppo di progetti innovativi per il settore primario. Entrando nel dettaglio, i settori di più interesse delle startup dello Smart Agrifood sono:

  • Vitivinicolo: 17%
  • Ortofrutticolo: 14%
  • Lattiero-caseario: 4%

“Le nuove imprese, quelle che ora sono chiamate startup, incentivano e generano la ricchezza futura di un settore. La forte crescita delle Startup Smart AgriFood riscontrata in Italia nell’ultimo biennio è perciò un dato estremamente positivo”

ha osservato Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood e cofondatore degli Osservatorio Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, in occasione dell’Agrinnovation Summit.

Smart Agrifood: la rivoluzione dell’agroalimentare in chiave sostenibile

Uno degli aspetti più interessanti dello Smart Agrifood è senza alcun dubbio la nascita di startup che hanno fatto della sostenibilità il proprio punto di forza. Tra il 31 dicembre 2011 e il 31 dicembre 2017, in particolare, in tutto il mondo sono state contate ben 399 aziende innovative operanti in ambito Agritech che si distinguono per avere come obiettivo quello di supportare lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile. Con quest’ultimo termine, si intendono startup che creano prodotti o servizi con il fine ultimo di eliminare (o limitare) l’incertezza alimentare ma anche di innovare i sistemi produttivi del primo settore o quelli dell’industria alimentare.

Il fine ultimo, così come accade in molti settori, è quello di creare una filiera produttiva responsabile, che passa dall’agricoltura sostenibile e di precisione per arrivare ad un’industria agroalimentare caratterizzata dalla totale (o quasi) assenza di esuberi produttivi così da ridurre gli sprechi alimentari.

Smart Agrifood: il tema della sostenibilità nel mondo

Il delicato tema della produzione sostenibile, sia essa legata al primo settore o all’industria, non si caratterizza però di certo per essere ugualmente trattato in tutti i Paesi del mondo. Se gli Stati Uniti alla fine del 2017 vantavano infatti il 39% delle startup dello Smart Agrifood di tutto il mondo, i numeri cambiano drasticamente quando si parla di progetti legati ad un’innovazione sostenibile. Ambasciatore di questi ultimi è Israele con il 64% di startup impegnate, in modo particolare, in innovazioni tecnologico-ambientali. A seguire troviamo la Spagna con il 38% e l’Italia con il 37%: in questo caso, i progetti delle imprese innovative sono più orientati a trovare un punto d’incontro tra dimensione ambientale e sociale.

A questo punto non resta che fare un doveroso appunto. Sebbene un modello innovativo sostenibile – che strizzi quindi l’occhio all’economia circolare – sia probabilmente la soluzione migliore per l’economia mondiale, è necessario che le aziende sviluppino interesse per i progetti proposti dalle startup di cui sopra. I dati mostrano, in particolare, un’interesse spiccato da parte di grandi aziende e multinazionali per tutte quelle soluzioni volte a massimizzare l’efficienza d’uso delle risorse ma anche per quelle dedicate alla filiera corta. Ci sono stati, infine, investimenti anche in progetti nati con lo scopo di ridurre lo spreco alimentare, tema di grande interesse per gli imprenditori del settore che non è però ancora riuscito ad affermarsi nel mercato globale.

“Diversi modelli di business per la sostenibilità adottati dalle startup analizzate mettono in luce l’importanza della collaborazione tra gli stakeholder. Ad esempio, prendendo in esame il modello di business per la creazione di valore dallo spreco, le startup sviluppano tecnologie e know-how per soluzioni innovative per la prevenzione e la gestione delle eccedenze e attraggono l’attenzione delle grandi aziende della filiera. Il beneficio è duplice: le startup ottengono risorse a aumentano il loro impatto, le grandi imprese ricevono sostegno per la risoluzione di un problema di estrema rilevanza e al contempo, ottengono legittimazione per la loro strategia di sostenibilità”

ha spiegato nel 2017 Raffaella Cagliano, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability.

Fonti:

  • Osservatorio Food Sustainability – 19/06/2018;
  • Osservatorio Smart Agrifood – Edizione 2018 e anticipazioni 2019.

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