Agritech in Italia: la rivoluzione dell’agricoltura in chiave 4.0

Agritech in Italia: la rivoluzione dell’agricoltura in chiave 4.0

Agritech, agricoltura di precisione o agricoltura 4.0: tanti termini per indicare la rivoluzione tecnologica in atto nel settore agricolo.

Dai sensori nei campi ai droni sino alla blockchain per il controllo dell’intera filiera: queste e molte altre sono le tecnologie dell’Agritech, la rivoluzione dell’agricoltura in chiave 4.0. Agritech, Smart AgriFood o Smart AgriBusiness: con questi termini non si intende altro che l’utilizzo delle più recenti tecnologie nel settore agricolo.

Più precisamente, uno dei più importanti acceleratori per imprese innovative del settore primario, l’inglese Sprout, definisce l’Agritech come quel settore che si occupa di definire le nuove opportunità derivanti dalle tecnologie e i cui prodotti contribuiranno a soddisfare i bisogni nutritivi dei 10 miliardi di persone che, stando alle previsioni, abiteranno il nostro Pianeta entro il 2050. Entrando ancor più nello specifico, le aree di interesse dell’Agrifood sono:

  • Agricoltura;
  • Orticoltura;
  • Apicoltura;
  • Silvicoltura;
  • Frutticoltura;
  • Viticoltura;
  • Acquacoltura.

Sono quindi sette gli ambiti all’interno dei quali le nuove tecnologie possono rappresentare un alleato fondamentale per la crescita, sia per l’intero comparto agricolo di un Paese sia per le singole aziende che decideranno di adottare sistemi agricoli intelligenti.

Il settore agricolo in Italia

L’agricoltura rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’Italia tanto che il nostro Paese si è confermata, nel 2017, la seconda potenza europea del settore. Non mancano però le difficoltà: nonostante gli oltre 58 milioni di euro di produzione e gli oltre 33 milioni di valore aggiunto, però, lo scorso anno ci si è trovati di fronte ad un importante (e preoccupante) calo del volume della produzione in buona parte del Paese (-6%). Un altro dato importante, soprattutto in vista di una rivoluzione agricola in chiave 4.0, è data dalla frammentazione delle imprese agricole: in Italia, ancora oggi, si preferiscono le piccole e medie imprese rispetto a grandi realtà. Questo crea ovviamente un grande dispendio di energia e di risorse (anche economiche), non direttamente proporzionale ai dati relativi alla produzione.

Nonostante questo, l’esperienza ma anche le eccellenze italiane continuano a garantire un posto di massimo rilievo per il nostro Paese all’interno dell’Unione Europea. In particolare, la ricchezza del settore agricolo italiano è dovuta principalmente a:

  • 168 prodotti DOP – Denominazione origine protetta;
  • 125 prodotti IGP – Indicazione Geografica Protetta;
  • 2 prodotti STG – Specialità Tradizionale Garantita;
  • 523 denominazioni vinicole.

Ma non è tutto: oltre agli 818 prodotti d’eccellenza, l’Italia nel 2017 si è confermata prima a livello europeo in quanto a multifunzionalità delle imprese agricole. Con questa terminologia si identificano tutte quelle aziende agricole che, in sintonia con la definizione introdotta nel 1992 dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, non si limitano a produrre cibo e fibre ma si dedicano anche alla vendita al dettaglio dei propri prodotti (attività agrituristica), alla cura del bene pubblico, allo svolgimento di attività didattiche, ecc…

Agritech: tecnologie e nuovi modelli da adottare

Sebbene il settore agricolo italiano (e non solo) sia ancora molto legato alla tradizione, è importante conoscere quali sono le tecnologie che potrebbero determinare una svolta sostanziale nella quotidianità delle imprese agricole. In generale, le soluzioni tecnologiche più comuni generalmente adottate dall’Agritech sono:

  • Internet of Things (IoT): mediante l’utilizzo di sensori e dell’internet delle cose è possibile andare a sviluppare quella che viene chiamata agricoltura di precisione ovvero quella strategia gestionale dei terreni che, mediante analisi biochimiche e fisiche, permette l’esecuzione di interventi mirati. L’Internet of Things, se utilizzato correttamente, garantisce non solo una produzione più copiosa ma anche la possibilità di un controllo costante della salute delle proprie colture.
  • Robotica e dispositivi automatizzati;
  • Biotecnologie;
  • Software agricoli;
  • Droni;
  • Big Data;
  • Blockchain.

Per quanto riguarda la situazione in Italia, stando ai dati Istat relativi all’anno 2017, l’innovazione del settore permetterebbe agli operatori di ampliare il proprio reddito ma anche di rispondere in maniera più efficace alle richieste dei consumatori, sempre più attenti alla provenienza e alla filiera di ogni prodotto acquistato. In particolare, tra le leve per la rivoluzione agricola possiamo citare l’agricoltura di precisione, l’agricoltura sociale ma anche, in un’ottica di modello economico circolare, quella della produzione di energie rinnovabili da parte degli attori del settore.

L’Agritech in Italia

A questo punto non rimane che da chiedersi quale sia la risposta italiana all’Agritech. Stando ai dati raccolti dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, a dicembre 2017 erano oltre 300 le applicazioni di Smart AgriFood sul territorio italiano. Nonostante questo, si riscontra ancora molta diffidenza nei confronti delle tecnologie per l’agricoltura 4.0 tanto che, pur essendo la seconda potenza agricola europea, l’Italia possiede solamente il 2,5% del mercato globale di questo settore. Uno dei fattori scatenanti di questa situazione risiede principalmente in una carenza (se non totale mancanza) di consapevolezza dei benefici dell’Agritech. Le dimensioni ridotte delle aziende agricole e l’abitudine a confrontarsi al massimo con l’agronomo di famiglia sono causa di dubbi e perplessità nell’adottare tecnologie mai utilizzate prima o, in alcuni casi, del tutto sconosciute.

Di recente, ad esempio, mi è capitato di intervistare Chiara Rota, fondatrice della startup My Cooking Box che – da me sollecitata a parlare di Agritech e Smart AgriFood – ha spiegato come durante un Tavolo Giovani a Milano abbia avuto modo di ascoltare alcuni imprenditori agricoli parlare del digitale e delle nuove tecnologie come qualcosa di troppo distante dalle proprie realtà aziendali. “Noi stessi andiamo nelle diverse aziende per selezionare i prodotti, facendo storytelling e sponsorizzando le aziende stesse sul blog e attraverso le nostre box: se però le realtà non creano nemmeno un proprio sito web si va a perdere tutto il potere che deriva dalla sinergia tra digitale e settore agricolo” – ha affermato la startupper.

Andrea Bacchetti, Condirettore dell’Osservatorio Smart AgriFood, alla luce della sua ricerca ha evidenziato che “emerge con forza la necessità di lavorare sulla formazione ma prima ancora sulla sensibilizzazione delle aziende agricole che devono poter apprezzare appieno i benefici potenziali della rivoluzione 4.0, toccando con mano i benefici concreti ottenuti da chi ce l’ha già fatta”.

 

 

Fonti:

  • Eurostat – Agriculture, forestry and fishery statistics 2017;
  • Istat – 2017, Andamento dell’Economia Agricola;
  • UE – Volume “Agricoltura”;
  • Osservatori Digital Innovation.

 

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